black sheep

A modo mio

I did it, my way!” – Frank Sinatra

Essere una pecora nera a 15 anni è complicato e faticoso.
È complicato perché si creano dinamiche strane con i tuoi coetanei. È faticoso perché far sentire la propria voce a quell’età non sempre è facile, soprattutto se sei anche timida e un po’ introversa come ero io.
Essere una pecora nera a 20 è come testare il mondo per trovare la propria strada. È sempre faticoso, ma il mondo inizia ad avere un senso, anche quando non sai da che parte andare.
Essere una pecora nera a 30 anni è tutt’altra storia. Ti rendi conto che l’unica persona veramente importante alla fine sei tu, con tutte le tue insicurezze, e che se non decidi di ascoltarti veramente per capire che cosa vuoi, nessuno lo farà al tuo posto.

Ricordo ancora i 5 anni delle scuole superiori, mesi passati a cercare di conformarmi, a cercare di essere come gli altri e a cercare di farmi accettare. Senza riuscirci. All’epoca ero una pecora nera che cercava di camuffarsi tingendosi di bianco.
Mi avevano fatto credere che pensare con la propria testa fosse una cosa positiva. Mi avevano convinto che se avessi ascoltato gli altri anche loro avrebbero ascoltato quello che io avevo da dire. Mi avevano detto che non bisognava giudicare e mi avevano promesso un posto al loro tavolo.
Ma quando non sono stata d’accordo con loro, tutte le mie convinzioni sono crollate, come un castello di sabbia in riva al mare.

Ho pianto, sofferto, fatto domande a cui non ho avuto risposte, e pianto di nuovo. Senza capacitarmi del perché non potessi e non riuscissi a essere come gli altri.

Ricordo ancora quado tornai nella mia vecchia scuola. Avevo 19 anni e andai a trovare la professoressa di matematica. Si, perché a noi pecore nere la matematica è sempre piaciuta!
E ricordo ancora in modo vivido la descrizione che lei fece di me, al tempo delle superiori. Fu lei la prima a chiamarmi “pecora nera”. Fu lei la prima a dare un’accezione a queste parole del tutto diversa. Fu lei a farmi fermare e riflettere che essere una pecora nera significa essere una voce fuori dal coro e va bene così. Fu lei a farmi capire che non c’era nulla di sbagliato a voler essere diversi, anche se è sicuramente più faticoso.

E così ecco qui. Sono una pecora nera e sono fiera di esserlo.
Se mi incontrate e mi chiedete un’opinione, state pur tranquilli che vi dirò esattamente quello che penso, nel bene e nel male.
Se per caso volete giudicarmi per quello che faccio, per come lo faccio o per quello che non faccio va bene così, ma sappiate che se non sono critiche costruttive difficilmente vi ascolterò.
E se abbiamo amici in comune e avrete voglia di sparlare di loro, ricordatevi che sono la persona sbagliata.

Se invece avete voglia di farvi due risate, di condividere le vostre esperienze o di ascoltare le mie novità sono qui. Venite a cercarmi.
Ho perso amici su questo sentiero chiamato vita. Sono caduta tante volte, ho sbagliato, mi sono rialzata e sono caduta di nuovo.
Ho sempre raccolto qualcosa quando mi sono rimessa in piedi, cercando di farne tesoro.

In tutto questo non so se ho fatto o farò la cosa giusta.
Non conosco la verità assoluta, e quindi non so se le mie azioni hanno avuto un senso oppure no, il tempo darà ragione a qualcuno. Ma una cosa fondamentale la so: tutto quello che ho fatto l’ho fatto a modo mio. Senza compromessi, senza rimpianti.

Da vera pecora nera.
Perché ci sono tantissimi modi di essere una pecora nera, e io ho trovato il mio!

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Flavia Piantino Gazzano
flavia.gazzano@gmail.com

Digital enthusiast and growth hacker, with a strong passion for new technologies, social media and PR. She uses strategic communication as a strong asset in her life and has a creative approach to problem solving.

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